Il neo segretario del Pd ha riconosciuto che oggi “non è in atto uno scontro dentro le regole della democrazia liberale ma la sua rimessa in discussone”. Questo è importante.

Ha riconosciuto la pericolosità sia della Lega sia del Movimento 5 Stelle. Giusto. Ma ha aggiunto che di fatto il M5S è stato “colonizzato” dalla Lega.

Questo è diventato il filo conduttore della sua analisi politica. Secondo Zingaretti ora una parte dell’elettorato 5 Stelle è in rivolta contro il patto di potere che unisce Di Maio a Salvini, facendo del secondo il dominus del governo. Questa lettura lo porta a denunciare tutti i comportamenti illiberali di Salvini (sovranismo, lepenismo, politiche migratorie, omofobia, oscurantismo sulla famiglia eccetera). Zingaretti sorvola invece sulla natura illiberale del M5S, a partire dalla struttura di partito legato a una misteriosa srl, ignora le scelte forcaiole in tema di giustizia, il processo di distruzione della democrazia rappresentativa in nome di quella diretta, l’introduzione a questo scopo dei referendum propositivo con la contestuale riduzione del numero e delle prerogative dei parlamentari, il ripudio dello sviluppo e della libertà di mercato, i legami internazionali con la Russia, ora la Cina, il Chavezismo sempre.

Il M5S sarebbe condizionato da Salvini al punto di aver tradito il suo programma e le aspettative dei suoi elettori.
Zingaretti riduce il M5S a una appendice di destra della Lega, di destra in quanto è venuto meno ai suoi impegni. Il suo ansioso tendere la mano agli elettori del M5S gli impedisce di guardare in faccia la realtà del grillismo, e si insabbia in in un opportunismo cieco e senza vigore.

Il Pd si propone quindi come alternativa alla Lega e alla salvinizzazione di tutto il centrodestra e del M5S, non al blocco di potere 5Stelle-Lega. Questa scelta strategica è perdente, perché falsa, e al tempo stesso non si rivolge alla società italiana nel suo complesso ma soltanto all’elettorato di sinistra, che è sempre stato minoritario, e non per caso. Le proposte economiche e sociali di Zingaretti sono coerenti con questa interpretazione (molto Seconda Repubbliica, centrodestra vs centrosinistra) dello scontro politico in atto.

Secondo Zingaretti occorre rimettere al centro dell’attenzione “la persona umana”. Ha detto proprio così, persona umana. Mi sono chiesto perché avesse usato una espressione così singolare. Poi la Crusca mi ha dato la risposta: “Quella espressione è nata dentro una tradizione filosofica e teologica che, considerando Dio, diversamente da altre religioni, una persona, ovviamente divina, doveva metterlo in relazione con l’unica altra persona esistente nel creato, quella umana. L’espressione persona umana appare ripetitiva, e quindi insignificante, a chi, ignaro di tale passato, la senta spendere come un gettone alternativo”.

Mea culpa. Questo lato “francescano” di Zingaretti del resto risalta dalla sua analisi delle ingiustizie economiche del mondo contemporaneo. Che cosa è infatti successo negli ultimi vent’anni? Ascoltiamo il segretario del Pd:

“Negli ultimi vent’anni un becero liberismo, forse ringalluzzito dalla fine poco dignitosa del socialismo reale, ha ripreso le redini del comando con la sua impronta egoista e individualista”.
Becero liberismo. Ringalluzzito. Fine “poco dignitosa del socialismo reale”. Tanto è grave il suo eloquio teologico-filosofico quanto disinvolto il linguaggio quando affonta i crimini del capitalismo o, con generoso understatement, il crollo del comunismo.

Che fare, si sarebbe chiesto Lenin. Zingaretti ha una “ossessione”, dice. La giustizia sociale. Quindi l’insistenza nel chiedere “investimenti pubblici”. Anzi, in un caso, “il più straordinario investimento della storia repubblicana nella scuola, formazione, Università, ricerca”. Come dissentire?

Da dove cominciare? Dall’aumento dei salari “di maestre e maestri” e dalle scuole aperte a tempo pieno, dice. Costo, non specificato. E poi un investimento nella sanità, con l’assunzione di 100.000 operatori. Costo, 10 miliardi. Indicazioni sulle coperture? Assenti. Tranne un impegno: “cercare nuove vie per un’economia giusta”.

È una strada. Ma non è la mia. Non so se il liberismo sia di sinistra come sostengono Alesina e Giavazzi. So però che lo stato che investe, investe, investe a debito soldi che nessuno produce, magari perché non vuole essere considerato becero, è molto simile a quello disegnato da Lega e 5Stelle. E so che il libero mercato funziona. Meglio se lo Stato è efficiente, garantisce le libertà di imprenditori lavoratori e consumatori, premia il merito, tutela i deboli e gli sfortunati, costruisce una rete di opportunità per tutti. L’alternativa è fare una fine poco dignitosa.

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